
QUALITA' DELL'ARIA
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| Inquinamento atmosferico: sconvolgenti effetti sulla salute ! |
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I VERI COSTI UMANI, SOCIALI ED ECONOMICI DELL'INQUINAMENTO URBANO
Quasi 11.000 (undicimila) decessi EVITABILI legati all'INQUINAMENTO provocato dalla produzione elettrica e dal traffico stradale, di cui oltre 8.000 (ottomila) attribuibili a quest'ultimo, e decine di migliaia di malattie gravi !!!
Il 3% del PIL, pari a oltre 600 Euro pro capite all'anno, bruciati insieme al combustibile fossile impiegato nelle centrali elettriche e nei veicoli stradali !!!
2800 decessi EVITABILI ogni anno in Toscana per le micropolveri !!!
In Europa 5000 decessi di bambini tra 0 e 4 anni EVITABILI se la concentrazione di polveri sottili fosse ridotta.
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| NOTIZIE E INTERVENTI SULLA QUALITA' DELL'ARIA |
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Stefano Montanari replica all'articolo di Greenreport del 6 marzo
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08/03/2007
montanari@nanodiagnostics.itStefano Montanari, Direttore del Laboratorio Nanodiagnostics Srl, www.nanodiagnostics.it/ , replica all'articolo pubblicato da Greenreport e rilanciato da Ecquologia: http://www.ecquologia.it/sito/pag1121.map?action=single&field.joined.id=64970&field.joined.singleid=72097
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Greenreport, giornale on-line, ha riassunto in un articolo ciò che si è detto in un convegno organizzato da Legambiente Toscana a proposito di nanopolveri e nanopatologie, un argomento “spesso trattato con superficialità”, per usare le parole del giornale.
Confesso di aver faticato non poco ad arrivare in fondo alla lettura e di non aver compreso appieno che cosa si sia voluto veramente trasmettere. E confesso pure che, quando ho visto il nome di Legambiente come organizzatore di un convegno che di ambiente tratta, mi si sono rizzati i peli sulla schiena. Legambiente, riporto a mero titolo d’informazione, è, tra l’altro, socia di Hera S.p.A., la multiutility che lucra facendoci respirare e mangiare i rifiuti cotti e che ha appena ottenuto un raddoppio molto abbondante dell’inceneritore di Modena. Gente, dunque, che pare avere nei fatti tutto l’interesse a far sì che l’ambiente non sia rispettato.
Ma, al di là di questo, leggo ormai senza stupore l’affermazione di tale Roberto Gori, direttore tecnico dell’Arpat, che “nanopolveri” e “nanopatologie” sarebbero nomi inventati in Italia grazie alla nostra fervida fantasia, più o meno, aggiungo io, come il nome grottesco di “termovalorizzatori”, se colgo correttamente il concetto espresso dal tecnico. Poco sotto, l’anonimo redattore dell’articolo corrobora il pensiero avvertendo che (cito verbatim) “il neologismo nanopatologie è termine usato ed abusato ma non ha riscontro scientifico”. Ecco quello che accade quando si tratta di argomenti di cui non si ha conoscenza.
Ed ecco che cosa accade quando non si ha dimestichezza con la ricerca, presumendo che questa si risolva in una mera raccolta di dati, e quando s’ignora che i dati sono paragonabili solo a condizione che siano omogenei: si citano a vanvera vecchi articoli presi, in base a che resta misterioso, per oro colato e vecchie situazioni che con quelle toscane di oggi, e, peraltro, anche di ieri, non hanno nulla a che spartire. Poi si tirano in ballo i numeri, la chimica, l’epidemiologia, il rischio. Tutto questo facendo un bizzarro guazzabuglio, senza aver digerito l’argomento. Particolarmente pericolosa è l’affermazione attribuita alla Buiatti a proposito del rischio aumentato in modo “infinitesimo” relativamente al costruendo inceneritore di Case Passerini (“l’aggiunta dell’impianto farebbe aumentare il rischio in modo infinitesimo…”). Se la cosa è vera e se questi sono gli “esperti”, c’è sul serio di che preoccuparsi.
Ammesso che l’articolo riporti fedelmente ciò che è accaduto e dando per scontato che è del tutto impossibile che anche chi si occupa marginalmente dell’argomento delle nanopatologie (con buona pace dell’ignoto e ignaro redattore) sia così impreparato, temo che si sia voluto strumentalmente far passare l’ARPAT come organo scientifico mentre si tratta di un ente che ha funzione notarile e basta, e che si voluto ancora una volta abbindolare la gente fornendo informazioni distorte e incomplete.
Stefano Montanari
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