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l'economia del marmo  -  30/08/2005

Senza scelte strategiche l'economia del marmo rischia di consolidare un giudizio
negativo agli occhi della popolazione carrarese.


L'estate 2005 è sicuramente prodiga di scelte discutibili compiute dai nostri
amministratori e di conseguenti polemiche inevitabili.
Spesso però gli interventi delle varie organizzazioni politiche seguono criteri di
opportunismo populista o quanto meno sono caratterizzati da una analisi alquanto
superficiale.
E' noto che la posizione di noi Verdi sulla questione dell'impatto sull'ambiente e
sulla salute della popolazione Carrarese delle polveri sottili dovute all'eccessivo
numero di camion che passano attraverso il centro urbano sia particolarmente
critica.
Del resto siamo stati noi per primi a mettere in evidenza negli anni '80 la diretta
relazione esistente tra l'alta percentuale di casi di neoplasia polmonare nel nostro
comprensorio, con le polveri sottili dovute al traffico dei camion, e tutto ciò
quando ancora le autorità competenti al controllo della salute attribuivano il fatto
al troppo fumo dei nostri concittadini.
La vicenda dell'Omya è emblematica per quanto detto prima. Si sono seguiti
interventi su interventi che si scagliavano contro il raddoppio dello stabilimento
della multinazionale, ma nessuno ha colto nel segno: il vero problema non è il
raddoppio dello stabilimento, ma è il depauperamento del nostro patrimonio, la
distruzione delle nostre montagne che continua imperterrita da anni con la
compiacenza di chi è preposto a decidere e vigilare.
La proposta di distruzione dei crinali è sicuramente abominevole, le conseguenze di
quanto sta succedendo alle nostre montagne, certamente ricadranno su di noi, e non è
lontano il punto di non ritorno, ovvero il momento in cui l'assetto idrogeologico
delle nostre montagne sarà irrimediabilmente compromesso, con ripercussioni
inevitabili sul nostro microclima e per la nostra economia.
A cosa serve quindi discutere su un impianto industriale quando non si risolvono i
problemi a monte?
La soluzione, l'unica soluzione possibile, sta nel contingentamento della produzione
di questi materiali, la definizione di una quantità eco compatibile, in modo da
non pregiudicare una già affannata economia ma soprattutto che possa preservare la
salute della popolazione e del territorio.
Ricordiamo che grande parte del materiale estratto viene oggi lavorato anche in
altri comprensori.
Limitare quindi la produzione e consentire di lavorarla in loco. Questa soluzione, è
per la nostra comunità, l'unico modo per rendere veramente il marmo, alla luce delle
moderne tecnologie di escavazione e delle metodologie di commercio, ricchezza per il
nostro territorio.
Certo a questo andrebbe affiancato un rigoroso controllo sul rispetto delle norme
che tutelano la sicurezza e la salute dei cittadini.
La strada dei marmi va in questa direzione, ma sempre se rispetterà la condizione di
essere una struttura dedicata esclusivamente a tale scopo.
Il raddoppio dello stabilimento dell'Omya è quindi un falso problema, il punto
focale sta nelle regole rigorose che presiedono a tutta l'attività di escavazione,
trasporto e lavorazione, e le regole esistenti oggi non sono in grado di garantire
in futuro roseo alla nostra economia e alla nostra salute.
Nel merito del raddoppio, auspichiamo che Omya possa impiegare questa opportunità
per trasformare il proprio stabilimento adottando finalmente vere tecnologie
innovative volte al risparmio energetico in sintonia con il protocollo di Kyoto.
Solo allora sapremo valutare le vere potenzialità di questa azienda e l'impronta che
questa farà gravare sul nostro bistrattato territorio.

Per i Verdi di Carrara. Luca Andrenucci - Alessandro Nicodemi

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Ultima modifica: 30/08/2005
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